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Bosco delle Farfalle


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Centro Polifunzionale Foreste Demaniali di Messina   

Il bosco delle farfalle

 

Quando mi fu proposto di andare a visitare il bosco delle farfalle sui monti Peloritani, rimasi un poco perplessa anche perché il 12 agosto  forse non era il caso per me, settantenne,di espormi alla canicola.

Usciti da Messina, ci inoltrammo attraverso un paesino chiamato Camaro, a ricordo degli antichi insediamenti arabi,sui monti Peloritani. Più ci inoltravamo sulla  ripida salita, più l’aria diventava piacevole perché ai lati della strada si snodava un rigoglioso bosco.

Le mie preoccupazioni sui colpi di calore sconsigliati agli anziani, vennero man mano fugate.

Cominciai ad apprezzare il venticello fresco che ci accompagnò fino al bosco delle farfalle.

Quel nome mi aveva subito intrigata facendomi pensare a giardini di pesco e ai nomi delicati e fantasiosi utilizzati dai poeti cinesi.

Non sono stata delusa anzi,ho trovato ambiente ed operatori simili a gnomi usciti da una fiaba. Operosi come i nani di Biancaneve: un mondo fatato lontano dai rumori assordanti della città in una dimensione altra che ha trasformato me, timida e scontrosa con gli estranei, in una persona affabile e curiosa.

Questo piccolo gioiello, fa parte dell’Azienda Foreste Demaniali di Messina.

     

Centro Polifunzionale Camaro (Messina)

 

Tutto è ordine, dai terrazzamenti digradanti con i muri a secco perfetti, costruiti con la pietra ricavata dalle montagne che vanno da Messina a Tusa.

Vi lavorano circa 15 operatori, di cui forse solo  due stabili, gli  altri sono precari.

I precari a vita, quelli che non possono organizzare il loro futuro perché da un giorno all’altro quel futuro può essergli tolto.

Uno scalpellino, di quelli che fra qualche anno non ce ne saranno più, ci ha accompagnato per descriverci ciò che finora è stato realizzato.

Si parte dall’ingresso di un viale abbellito da una fontana che è una grossa pietra di arenaria  scolpita dallo stesso e che è stata decorata con foglie d’edera e farfalle ad ali spiegate. Alla  sommità poi, è stata posta un’aquila.

E’ solo da circa tre anni che i lavori di manutenzione e di abbellimento sono ripresi perchè erano stati interrotti per mancanza di fondi.

Il progetto, realizzato dall’Ufficio Provinciale Azienda Foreste di Messina, finanziato da due progetti P.O.R., si avvale della collaborazione di tre Istituti dell’Università di Messina ed è ancora in corso d’opera.

Gli operatori, però, hanno paura che, a progetto scaduto, saranno mandati a casa .

Oltre alle coltivazioni dei fiori più svariati e colorati per attirare le farfalle, il progetto prevedeva la costruzione di un plastico che mostrasse tutti i tipi di pietra che si ricavano dalle montagne che vanno da Messina a Tusa, comprese le isole Eolie.

Il plastico è molto bello, inserito in un prato ben tenuto e verdissimo.

Oltre alla predominanza dei colori, ciò che colpisce è l’ordine e la pulizia che non possono scaturire solo dalla fredda realizzazione di un progetto ma dalla intima partecipazione al proprio lavoro.

La soddisfazione di aver realizzato qualcosa di bello che non vada distrutto.

Il nome è bello,

la fontana è bella,

il plastico è bello,

gli operatori magari, non sono tutti belli, ma lo diventano perché hanno contribuito a trasformare questo posto in un posto magico.

I fiori, soprattutto in primavera offrono una fantasmagoria di colori che attirano le farfalle in mezzo al bosco.

Queste persone non si aspettano niente, vivono nella continua paura di perdere il posto ma forse vivere a contatto con la natura li ha trasformati in persone gentili e speciali.

Il mio consiglio è quello di andare a visitare il Centro Polifunzionale di Camaro, dell’Azienda Foreste Demaniali di Messina e  conoscere lo scalpellino Antonino Longo autore di alcune sculture.

Rita Sorrentino

(Riproduzione riservata)

 

   

Poco prima del Bosco delle Farfalle, un punto panoramico consente uno sguardo ad uno scorcio di panorama dello Stretto di Messina, tra Scilla e Cariddi. Adiacente al Centro Polifunzionale una piccola area attrezzata, con tavolini, consente una piacevole sosta ai margini del bosco. Da questa area parte un percorso pedonale che attraversa il bosco, costituito prevalentemente da Castagno e Mimosa e qualche vecchio Pino, e consente di raggiungere l'area attrezzata di Musolino.

 

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