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Giacomo Bresadola


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Giacomo Bresadola

(1847 - 1929)

Ingrandisci Giacomo Bresadola

 

Nacque il 14 Febbraio 1847 a Ortisè, piccolo villaggio della Val di Sole.  Dopo aver completato il Ginnasio a Trento, a soli 16 anni intraprese gli studi teologici che completò 4 anni dopo, quando fu ordinato sacerdote. Operò a Baselga di Piné, quindi a Roncegno e nel 1874 venne nominato parroco a Magràs in Val di Sole.

La passione per la micologia venne a Bresadola dalla botanica, attraverso un iniziale interesse per muschi e licheni, successivamente intraprese a Magras lo studio dei funghi, stimolato da un frate cappuccino del convento di Malè, Padre Giovanella da Cembra cui dedicherà una nuova specie, Omphalia Giovanellae, (Clitopilus giovanellae (Bres.) Sing.).

Il primo contatto ufficiale con la micologia lo ebbe acquistando i libri del Venturi e del Vittadini e la svolta avvenne quando scrisse una lettera al grande cattedratico Andrea Saccardo per chiedergli come avere le sue opere e offrendosi per ricerche micologiche nel Trentino. Ne nacque una durevole amicizia ed una lunga collaborazione.

Iniziò uno scambio di lettere con ogni parte del mondo ricevendo funghi sconosciuti ed esotici che egli studiava al microscopio. Incominciò anche una proficua collaborazione con i più importanti periodici botanici europei e con numerosi micologi,  fra questi basti ricordare Lucien Quélet che fu tra i maestri di Bresadola, che da lui apprese la tendenza verso una precisa analisi morfologica, Patouillard, Sydow, Henning, Barla e Massalongo. L’epistolario del Bresadola è immenso e prodigioso, purtroppo parzialmente accessibile essendo finite la gran parte delle sue minute oltre oceano negli Stati Uniti.

La prima opera con la quale si fece conoscere in Europa fu  “Fungi tridentini novi vel nondum delineati”,  il cui primo volume uscì nel 1881 ed il secondo nel 1892, ma ebbe anche altre pubblicazioni successive. Costituisce un superbo atlante di specie trentine: 281 le specie o varietà descritte ed illustrate, di cui ben 155 portano il nome del Bresadola, 217 sono complessivamente le tavole che il Bresadola, anche pittore, dipingeva personalmente a mano.

BresadolaRubescens.jpg (123445 byte)

La grande importanza di quest’opera sta nei disegni eccellenti, nella minuzia e finezza dei particolari; elementi che “danno vita” alle tavole e documentano in maniera inoppugnabile quanto sostenuto nella descrizione della specie.  Le raffigurazioni sottolineano i valori specifici ed i caratteri determinanti e diversificanti  del fungo rappresentato, osservato nei vari stadi di sviluppo.

Un’altra particolarità dei Fungi Tridentini sono le annotazioni critiche, le garbate polemiche scientifiche con cui l’autore sostiene le sue posizioni, la revisione critica che egli fa delle stesse specie da lui pubblicate.

Bresadola è noto per i suoi lavori sui funghi superiori, in particolare Imenomiceti, ma si occupò anche di Micromiceti, collaborando col Berlese, allora assistente di Saccardo a Padova, alla pubblicazione dei "Mycromycetes Tridentini" (1889) dove sono discusse 300 specie. Era favorito in questo dalla sua bravura nell’analisi microscopica.  Il Catoni nella sua bio-bibliografia di Bresadola enumera ben 1017 specie e varietà nuove descritte dal micologo trentino, di cui 646  Imenomiceti, 75 Gastromiceti, 47  Pirenomiceti, 214 Deuteromiceti e 2 Tuberacee.

L’ultima e più grande opera del Bresadola è la "Iconographia mycologica" (1925-1933), risultato di un lungo e complesso lavoro che rischiò di essere ceduto all’estero per le ristrettezze economiche dell’Autore, che cederà al Museo di Stoccolma un ricco erbario (circa 30.000 specie), ma altre testimonianze del suo immenso lavoro micologico si trovano presso i Musei di tutto il mondo (Upsala, Parigi, Berlino, Washington, Roma, Torino, etc.), oltre, naturalmente, a quello di Trento.  L’opera, completata postuma, per interessamento della Società Botanica Italiana e del Museo di Storia Naturale di Trento, con l’aiuto di numerosi sottoscrittori, consiste in 25 volumi che raffigurano 1250 specie di macromiceti, distribuiti in 143 generi, corredati di descrizioni, bibliografia ed annotazioni in latino. Essa è impeccabile ed ineccepibile nella caratterizzazione delle specie e quindi ancora estremamente attuale.

Solo verso il tramonto della sua vita la società trentina ed italiana si sono rese conto della grandezza e dell’ingegno di quest’umile sacerdote che dal 1910 si è ritirato a vita privata con una magra pensione. Muore a Trento, ottantaduenne, nella modesta abitazione, il 9 giugno 1929.

Nel 1979, in occasione del 50° anniversario della morte vengono pubblicate varie decine di suoi contributi, raccolti nell’opera “Omnia Bresadoliana extracta in unum collecta”.

 

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Vedi anche:

Storia della Micologia I°

Storia della Micologia II°

Storia Micologia 1800

Micologi Siciliani

 

 

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