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Inonotus tamaricis


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Andar per Funghi…

Inonotus tamaricis (Pat.) Maire 1938

  

E’ sempre stata una convinzione comune, caratteristica delle regioni meridionali e collegata alla tipicità del clima, diffusa tra quanti in considerazione delle limitate conoscenze sul meraviglioso “Regno dei Fungi” ritengono che i funghi si riproducono esclusivamente nel periodo autunnale ed in concomitanza con le precipitazioni atmosferiche, affermando anche, in maniera ancora una volta errata, che i nostri “amici miceti” sono soliti riprodursi esclusivamente nei boschi.

Nelle nostre, ormai numerose, “Riflessioni Micologiche” abbiamo avuto occasione di affermare, come ancora una volta facciamo, che i funghi, è vero, prediligono, per la propria riproduzione e crescita, la stagione autunnale ricca di piogge e l’ambiente boschivo ma è anche vero che queste preferenze non possono essere un generico riferimento ecologico-naturale che accomuna tutte le specie, esistendone numerose che prediligono stagioni e ambienti di crescita completamente diversi da quelli “tradizionali”.

E’ appunto il caso di fare riferimento ad un nostro personale ritrovamento avvenuto durante l’attuale caldissima estate (agosto 2017) ed in ambiente marittimo come l’arenile della costa tirrenica nel comune di Diamante (CS).

 

Inonotus tamaricis su tamerice        Nuovi polloni su tamerice abbattuta

 

Inonotus tamaricis è, in effetti, una poliporacea tipica dell’ambiente mediterraneo che predilige associarsi, quale saprofita-parassita, a piante legnose di Tamerice(1) (Tamarix gallica o T. africana) sulle quali agisce in maniera relativamente lenta ma progressiva, con risultati distruttivi, quale agente di carie bianca, causando schianti improvvisi di piante anche in apparenti buone condizioni di vegetazione (Sicoli G. e altri 2017) manifestando, quindi, la propria capacità di fare scomparire anche l’intera pianta (Galli R. 1999). Attecchisce con un certa facilità sul fusto e sulle diramazioni principali delle piante, soprattutto durante la tarda età delle stesse, in corrispondenza dei tagli conseguenti alle potature o di ferite della corteccia provocate accidentalmente (Sicoli G. e altri 2017). Per la particolarità della pianta ospite che predilige, quale proprio Habitat, terreni sabbiosi a livello del mare, il protagonista della nostra “Riflessione Micologica”, di riflesso, nasce, cresce e si riproduce in ambiente marittimo e durante tutto l’anno, confermando, con tale suo comportamento, quanto da noi appena affermato. Risulta essere diffuso su molti litorali e la sua presenza è stata più volte segnalata. La nostra ricerca bibliografica ci conduce a ritrovamenti in Sardegna (Tentori A. 1997), a Finale Ligure (SV) (Galli R. 1999), lungo il litorale marittimo a Amantea (CS -Calabria) (Sicoli G. e altri 2017), a Punta Secca (RG – Sicilia) (La Spina L. 2017) e, per esperienza personale, siamo a conoscenza anche di numerosi altri ritrovamenti a Messina in località Rodia, sull’arenile di Spadafora e Rometta marea (ME), sul lungomare di Venetico marina (ME),  a Santa Marina di Salina (Isole Eolie), a Cefalù (PA) ed in numerose altre località, confermando, quindi, la sua notevole diffusione legata alla presenza di Tamerici.

 

Nella sistematica fungina viene posizionato, in senso discendente, nella Divisione Basidiomycota, Classe Agaricomycetes, Ordine Hymenochaetales, Famiglia Hymenochaetaceae, Genere Inonotus, trovando posizione nel gruppo informale dei Polipori.

 

Nel gruppo, estremamente eterogeneo e polifiletico (quando le specie inserite nel gruppo non discendono da un unico antenato) vengono inserite specie caratterizzate da imenoforo a tubuli, non asportabile dalla carne soprastante con la quale forma un insieme strettamente omogeneo. I basidiomi possono essere sessili (privi di gambo) o stipitati (muniti di gambo), in tal caso il gambo può essere centrale, sub centrale o eccentrico.

I pori, a seconda delle varie specie, possono essere di forma regolare, arrotondata o irregolare e più o meno allungata. (Boccardo F. e altri 2008)

   

Inonotus tamaricis carpofori maturi

Genere Inonotus P. Karst. 1879

Al Genere appartengono basidiomi annuali (Quando durano una sola stagione esaurendo il proprio ciclo vitale a conclusione del periodo di accrescimento), dall’aspetto fibroso, a forma di mensola, privi o muniti di gambo (sessili o stipitati), con crescita singola o a gruppi sovrapposti. La superficie superiore è caratterizzata da colori giallo-brunastri, rossicci; può essere, a seconda delle varie specie, liscia o tomentosa (quando si presenta ricoperta da leggera e fitta peluria con similarità, al tatto, al velluto), ispida o glabra. La superficie inferiore è composta da tubuli generalmente corti, difficilmente separabili dalla carne soprastante, con pori di colore biancastro, brunastro, piccoli e rotondeggianti. Il contesto (carne) si presenta da soffice-fibroso a coriaceo, suberoso di colore brunastro. I carpofori, a seconda della specie, presentano, anche se non sempre, una massa miceliare rotondeggiante posizionata nel punto di attacco al substrato (Bernichia A. 2005).

 

Inonotus tamaricis (Pat.) Maire 1938

Basidioma a crescita annuale, privo di gambo, con sviluppo a mensola, con crescita singola o a più esemplari sovrapposti. Si presenta carnoso, spugnoso, poi fragile; con dimensioni medio grandi: 10-20 cm di lunghezza ed anche oltre; 10-15 di larghezza e circa 2-6 cm di spessore.

 

Superficie sterile: con varie zonature e striature concentriche, con piccole asperità, inizialmente tomentosa, poi ispida ed ancora liscia verso la maturazione; di colore inizialmente crema, poi giallo-ocra, bruno-ruggine ed infine nerastro, con zonature di colore ocra chiaro. Il margine si presenta inizialmente pubescente (ricoperto da leggera peluria), poi glabro, liscio, con andamento più o meno regolare ed ottuso.

Superficie fertile: è formata da tubuli monostratificati con pori di piccole-medie dimensioni con forma rotondo-angolosa e si presenta, nell’insieme, di colore inizialmente bianco-biancastro, poi giallo-ocra, bruno chiaro tendente a scurire verso la maturazione assumendo toni sempre più scuri fino al bruno-scuro-nerastro.

Inonotus tamaricis superficie fertile

Contesto: spugnoso, fibroso, rigido, fragile negli esemplari essiccati, di colore giallo-bruno tendente al ruggine, si presenta zonato ed attraversato da striature giallo-brunastre. Nel punto di attacco al substrato è presente un nucleo miceliare di colore giallo-bruno chiazzato di bianco.

Habitat: agente di carie bianca, si associa, da parassita, su piante vive di Tamarix gallica o di Tamarix africana, o da saprofita, su zone morte delle stesse. Cresce fin dall’inizio dell’estate ma si trova facilmente durante tutto l’anno. Specie molto comune dell’ambiente marittimo, diffusa in Sicilia e Sardegna e nelle regioni meridionali d’Italia. Viene facilmente attaccato e distrutto dagli insetti nell’arco di una stagione.

Commestibilità: NON commestibile.

Etimologia: con riferimento all’habitat di crescita che lo vede associato a piante di Tamerice.

Basionimo: Xanthochrous tamaricis Pat. 1904

Nome corrente: Inocutis tamaricis (Pat.) Fiasson & Niemelä 1984

 

Specie simili:

·        Inonotus hispidus (Bull.) P. Karst. 1879

Si differisce per la superficie sterile che, pur presentando una colorazione analoga, fa rilevare, al tatto, una consistenza fortemente irsuto-tomentosa; per la superficie fertile che secerne, a carpoforo giovane, goccioline acquose di colore giallastro e per l’habitat di crescita che lo associa a latifoglie o alberi da frutto durante tutto l’anno.

 

Note:

Basidiocarpo ritrovato, nel mese di agosto 2017, nel comune di Diamante (CS) sul litorale marittimo dell’alto Tirreno cosentino, all’interno di uno stabilimento balneare, a circa mt. 2 s.l.m., su numerose piante di Tamarix africana, sulle quali si presenta in forma singola o a gruppi di due o più esemplari sovrapposti a mensola ed in vari stadi di maturazione: da primordio fino a maturazione avanzata con stadi intermedi. Le numerose piante sulle quali è stato ritrovato, anche in più esemplari, non mostrano alcun segno apparente di sofferenza per la presenza dell’ospite.

Tra i numerosi esemplari ritrovati, la nostra attenzione si è soffermata su un primordio appena abbozzato del quale abbiamo seguito lo sviluppo che, pur nella consapevolezza che lo studio evolutivo di un solo esemplare non costituisce elemento utile a stabilirne una regola comportamentale, intendiamo, ai soli fini conoscitivi e per eventuali confronti con esperienze analoghe, proporre:

Primo esame: allo stadio iniziale di primordio si presenta come una piccola massa appiattita, irregolarmente circolare, di colore bianco-biancastro, con superficie liscia, glabra, priva di ornamentazioni e/o caratteri distintivi, al tatto leggermente umida; per la particolare conformazione sembra che sia totalmente attaccata al substrato di crescita con conseguente impossibilità di distinzione tra superficie sterile e superficie fertile. Non è possibile rilevare alcuna caratteristica utile alla sua determinazione ad eccezione dell’habitat di crescita che, per la sua associazione a Tamerice, riconduce, ipoteticamente a Inonotus tamaricis.

Secondo esame: (circa 15 giorni dopo) è possibile distinguere le parti del carpoforo che, ora aperto, si posiziona a mensola sull’albero ospite mostrando tanto la zona superiore quanto quella inferiore, evidenziando caratteri macroscopici non ancora chiaramente identificativi della specie: superficie sterile bianca, leggermente incrostata e tomentosa; superficie fertile bianca con pori piccoli e tondeggianti.

Esami successivi (dopo 2 e 4 giorni) tanto la superficie sterile quanto quella fertile, incominciano ad assumere i colori tipici della specie: la superficie sterile si presenta, al tatto, tipicamente ispida, biancastra con chiazze di colore bruno-ruggine chiaro, colore che si rileva anche sulla superficie fertile. I caratteri macroscopici riconducono alla determinazione della specie in Inonotus tamaricis che viene confermata con successivo esame microscopico.

Inonotus tamaricis - fasi di crescita

 

Altro nostro ritrovamento, nello stesso periodo, nel Comune di Venetico marina, in provincia di Messina, su numerosi alberi di Tamerice: si tratta di un impianto, come facilmente deducibile dal diverso stadio di sviluppo dei numerosi esemplari, effettuato in fasi successive con presenza di piante adulte e piante ancora giovani. L’esame dei numerosi esemplari, allineati sul fronte mare, ha consentito di rilevare quanto segue:

Filari di Tamerici a Venetico Marina (Me)

·        Nessuna delle 87 piante giovani esami esaminate risulta attaccata dal fungo;

·         Numerosi esemplari di Inonotus tamiricis, nei vari stadi di accrescimento, sono stati rilevati sulle 115 piante adulte esaminate con una incidenza, orientativa, di circa il 35-40%;

·        La crescita dei carpofori è quasi sempre localizzata in corrispondenza di tagli da potatura o in anfratti e ferite della corteccia;

·        Alcune piante, evidentemente compromesse dal fungo e abbattute con un taglio basale, con chiare tracce di carie interna, hanno dato vita a nuovi polloni presumendo quindi che, in un futuro più o meno prossimo, riusciranno a ricostituirsi totalmente.

 

Angelo Miceli

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(1)   Tamerice: termine comune con cui vengono conosciute specie arbustive ed arboree appartenenti al Genere Tamarix, Famiglia Tamariciaceae. Il genere comprende numerose specie che possono raggiungere anche diversi metri di altezza per le specie arboree. Si tratta di piante legnose con portamento cespuglioso o arboreo con foglioline semplici, addensate in fascetti ad inserzione alterna, costituenti una chioma globosa, arruffata, espansa di colore grigio-azzurrognolo. Piante tipiche dell’ambiente mediterraneo e dei terreni sabbiosi, si riproducono nell’arenile marittimo e lungo i corsi d’acqua, anche sul greto dei torrenti. Considerata la loro elevata resistenza ai venti ed alla salsedine, vengono utilizzate per la formazione di barriere frangivento o per consolidare le dune sabbiose o come ornamento dei viali lungo le fasce costiere (Galli R. 1999).

 

·         Foto: Angelo Miceli

 

Bibliografia essenziale:                     

·         Bernicchia Annarosa 2005: Polypocaceae s. l.. Edizioni Candusso, Alassio (SV)

·         Boccardo Fabrizio, Traverso Mido, Vizzini Alfredo, Zotti Mirca - 2008: Funghi d’Italia. Zanichelli, Bologna (ristampa 2013)

  • Galli Roberto – 1999, Il fungo del mese: Inonotus tamaricis. I funghi…dove, quando. Mensile divulgativo di micologia – Anno 6° n. 55:4-5. Edinatura, Milano
  • La Spina Leonardo – 2017: Funghi di Sicilia Atlante illustrato. Tomo III. Eurografica, Riposto (CT)
  • Sicoli Giovanni, Mannarino Dino – 2017: Inocutis tamaricis, ospite “balneare” nel comune di Amantea (CS). Rivista di Micologia – Bollettino dell’Associazione Micologia Bresadola – Anno LX n.1: 71-78. Trento

·         Tentori Antonio – 1997, Polyporaceae della Sardegna. Rivista di Micologia – Bollettino dell’Associazione Micologica Bresadola – Anno XL n. 3: 213-216, Trento

  Riferimenti siti web:

 

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