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STORIA DELLA MICOLOGIA DAL 1800

In questa pagina ci occuperemo della storia dei Micologi vissuti dal 1800 in poi

 

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Carlo Vittadini  (1800 - 1865)

Ingrandisci foto Carlo Vittadini

Nacque a Monticelli, frazione di S. Donato Milanese, studiò prima a Milano e poi all’Università di Pavia, dove si laureò in medicina con una tesi di laurea dal titolo: Tentamen mycologicum seu Amanitarum illustratio" segno che ha deciso sin dall'inizio di legare il suo nome alla micologia. In questo furono certamente determinanti i consigli del Prof. Moretti, di cui fu allievo e poi assistente e che gli ha dedicato l'Amanita vittadini Moretti. Nella tesi, dopo una parte generale ed una di micotossicologia, descrive 14 specie di Amanita da lui ritrovate. Fra queste la già citata Amanita vittadinii Moretti, che egli descrive solitaria, amante delle zone umide, di sospetta commestibilità ed accompagna con una superba tavola in bianco e nero.

Successivamente aderendo all’invito del Fries rivolto ai micologi italiani, si dedicò allo studio delle Tuberacee. Frutto delle sue ricerche fu la Monographia Tuberacearum edita da Rusconi a Milano nel 1831,  corredata di cinque tavole a colori da lui disegnate ed incise, in cui descrive 65 specie, di cui ben 51 completamente nuove. In tutto tratta 10 generi nuovi o rivisti.

Con quest’opera era detta veramente una parola nuova in un campo della micologia rimasto fino allora misconosciuto.

Scaduto l’incarico di assistente, “dovette” dedicarsi alla professione medica, che esercitò a Milano come chirurgo nella sezione ostetricia. Continuò comunque le sue erborizzazioni e nel 1835  pubblicò la sua opera più nota: "Descrizione dei funghi mangerecci più comuni d’Italia". Vi descrive 56 specie, di cui 15 nuove, sotto tutti gli aspetti: morfologici, biologici, ecologici, gastronomici e tossicologici. Tra questi ricordiamo: Amanita strobiliformis, Amanita echinocephala, Lepiota acutesquamosa, Boletus fragrans, Helvella esculenta (Ggyromitra ticiniana). Da notare che il Vittadini fu il primo a riconoscere l’assoluta innocuità di Amanita citrina. Accompagnano l’opera 44 bellissime tavole incise su rame e da lui stesso colorate. Importante l’aspetto tossicologico della trattazione, basata su osservazioni personali, esperimenti con animali e su se stesso..

Nel 1841 vinse un concorso dell’Accademia delle Scienze di Torino con Monographia Lycoperdineorum. Bello e significativo il motto con cui presenta il suo lavoro: Melius est notas exsactius definire species, quam novas plerumque incertas proponere (E’ meglio definire più esattamente le specie note, piuttosto che proporne delle nuove per lo più incerte).

Mettendo ordine nel caos che regnava in questo gruppo di funghi, vi descrive 50 specie, di cui 23 nuove, molte delle quali ancora valide.

Nel 1844, su invito del Governo, preoccupato dei numerosi casi di avvelenamento, scrisse un "Trattato sui funghi mangerecci più conosciuti e paragoni con quelli velenosi con cui possono essere confusi".

Nel frattempo la sua salute era divenuta molto cagionevole e Vittadini non fu più in grado di stare al passo con gli enormi progressi che lo studio degli Ipogei ebbe in Europa, soprattutto ad opera di Tulasne (Fungi ypogaei, 1851), che poté, grazie alla recente scoperta dei basidi (Leveillé e Berkeley), distinguere gli Ipogei Basidiomiceti da quelli Ascomiceti, migliorando notevolmente la sistematica.

Vittadini si occupò anche di Micromiceti, in particolare con lavori sul “mal del calcino”, che procurava gravissimi danni agli allevamenti dei bachi da seta.

Morì di tisi il 20 novembre 1895.

 

Giuseppe De Notaris  (1805-1877)

Di nobile famiglia milanese, nacque a Milano il 9 aprile 1805 e  si laureò in medicina all'Università di  Pavia il 16 giugno 1830.  Intraprese la strada di naturalista come assistente di Scienze Naturali nel liceo Sant’Alessandro di Milano, al seguito del Prof. Balsamo Crivelli (1800-1874), crittogamista (si occupò della Botrytis bassiana causa del male del baco da seta) che lo avviò allo studio delle crittogame e dei muschi.

Nel 1834 si trasferì a Torino, prima come assistente presso l’Istituto di Zoologia e tre anni dopo all’Orto botanico del Valentino.

Illustre docente, nel 1839 fu nominato professore di Botanica e direttore dell’Orto botanico di Genova e successivamente, dal 1863, rettore dell’Università.

Approfondì lo studio dei Micromiceti, dei quali pubblicò, dal 1841 al 1857, nove bollettini: "Micromycetes italici novi vel minus cogniti”.  Si dedicò poi ai Pirenomiceti dei quali riordinò la sistematica e di cui divenne indiscusso maestro. Diverse le pubblicazioni su di essi: “Cenno sulla tribù dei Pirenomiceti Sferiacei” (1844) in cui stabilì quattro nuovi Generi, “Prime linee di una nuova disposizione dei Pirenomiceti Isterini” (1847) e “Schema di classificazione degli sferiacei italici aschigeni” (1862) realizzato in collaborazione con Vincenzo Cesati (1806-1883) e la cui sistematica fu adottata dalla maggior parte degli specialisti italiani e stranieri.

Nel 1858 fondò  la Società Crittogamologica Italiana il cui primo scopo era la pubblicazione di un erbario che abbracciasse l’intero campo crittogamologico dei muschi, licheni, felci, epatiche e funghi. L’Erbario fu pubblicato in una prima serie di 1500 numeri raggruppati in 30 fascicoli ed in una seconda serie di 10 fascicoli.

Nel 1863 uscì "Sferiacei Italiani" un’opera in diversi fascicoli con magnifici disegni a mano dello stesso De Notaris e, nel 1870 venne pubblicato "Epilogo della briologia italiana” un monumento della botanica italiana, considerata come la miglior opera di crittogamologia e che gli valse, da Parigi,  il premio Desmazières.

Nel 1872 fu chiamato a ricoprire la cattedra di Botanica dell’Università di Roma. Qui diede inizio alle prime raccolte dell’erbario dell’Università e fu promotore di un più grande Orto Botanico che non riuscirà comunque a realizzare. 

Fu nominato Cavaliere dell’Ordine Mauriziano, fregiato dell’Ordine al merito civile dei Savoia (1844), membro dei Lincei (1873), senatore del Regno (1876).

Nel campo dei Micromiceti ed in particolare dei Pirenomiceti è stato il piú grande botanico italiano di tutti i tempi,  dalla Scuola di Crittogamia da lui formata usciranno illustri botanici, crittogamisti e micologi che per quasi un secolo continueranno a sviluppare e divulgare le sue idee ed i suoi concetti nelle migliori Università d’Italia.

Morì a Roma il 22 gennaio 1877.

La sua cospicua collezione di exsiccata di Crittogame e la sua ricca biblioteca, dopo la sua morte, andarono a formare l’Erbario e la Biblioteca dell’attuale Dipartimento di Biologia vegetale dell’Università "La Sapienza" di Roma.

 

Antonio Venturi  (1806 - 1864)

 

Nato a Brescia, si dedicò alla micologia con viaggi ed esperimenti originali, osservazioni ecologiche e studi sulla coltivazione. Nel 1842 pubblicò Studi micologici con descrizione di 62 specie. Nel 1845 uscì I Miceti dell’agro Bresciano, corredato di 64 tavole, con un ricco repertorio di osservazioni bibliografiche, critiche, tossicologiche ed ecologiche. Fu autore di varie specie, che però non resistettero alla critica posteriore. Ai suoi tempi ebbe notevole fama e fu membro di numerose Accademie italiane ed europee.

 

Lucien Quélet ( 1832 - 1899)

Padre della "Société mycologique de France", nacque a Montécheroux il 14 luglio 1832, studiò medicina a Strasburgo e divenne medico a ventiquattro anni. Esercitò, per 45 anni, la professione a Hérimoncourt, nei pressi di Montbéliard.
Botanico eccellente e conoscitore a fondo della flora regionale, Quélet raccolse piante, fiori ed a poco a poco, si sentì attirato dai funghi. Nel 1855 fondò la "Società Mycologique de France", di cui è il primo presidente. Nel 1888 pubblica la sua "Flora mycologique della Francia", nella quale propone una nuova classificazione basata su quella di Fries, ma con un senso più chiaro e più profondo. Infatti, Fries, come tutti i suoi precursori e contemporanei, aveva stabilito la sua classificazione partendo dalle specie più evolute per arrivare alle più primitive. Quélet molto ragionevolmente, fece la sua sistematica in senso inverso ed arrivò ad una disposizione molto diversa delle specie ed al loro raggruppamento in tipi, classificazione che è stata più o meno rispettata fino alla nostra epoca. Le specie create dal Quélet, nelle sue osservazioni in loco, sono state quasi 400, di cui citiamo solo alcune: Agaricus bitorquis (Quélet) Saccardo; Amanita aspera (Fries) Quélet; Bondarzewia montana (Quélet) Singer; Clavariadelphus truncatus (Quélet) Donk; Collybia cirrhata (Persoon) Quélet.

 

Pier Andrea Saccardo ( 1845 - 1920)

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Nacque il 23 aprile 1845 e trascorse tutta la prima parte della sua vita a Selva del Montello. Compì i suoi studi a Treviso, Venezia e Padova, ove si laureò, in filosofia e sienze naturali, nel 1867. Si interessò subito dello studio della natura, ed in particolare della botanica e dei funghi, lavorando all'Orto Botanico di Padova.
Nel 1873 scrisse la sua prima opera micologica "Mycologiae Venetae Specimen", nella quale descrisse circa milleduecento specie di macro e micromiceti , di cui ben cinquantadue specie nuove. 
Nel 1879 occupò la cattedra di Botanica dell'università di Padova, in qualità di Ordinario di Botanica e Prefetto dell'Orto Botanico, che diresse fino al 1915.
Si occupò poi dei funghi di tutte le regioni italiane, di quelli dell'Europa ed infine di tutto il mondo. Approfondì lo studio delle forme fungine ed indagò sui loro organi riproduttori: le spore.
Scrisse su numerose riviste e bollettini italiani ed esteri, fondò la rivista "Michelia" e contribuì alla fondazione della Società Botanica Italiana nel 1888. Collaborò alla "Flora Italica Crittogama" con la parte "Hymeniales" fascicoli 15 e 16 pubblicati postumi dopo la sua morte.
La sua prima opera importante fu “Fungi Veneti novi vel critici” (1882), frutto di erborizzazioni compiute in tutta la regione, che portò alla “scoperta” di qualche migliaio di specie, dalle poche centinaia conosciute prima. Si trattava in verità soprattutto di Micromiceti, che furono la specialità di Saccardo, eccellente microscopista. Pubblicò quindi, dal 1887, “Fungi italici autographice delineati”: Si tratta di 1500 tavole autografe, senza commento ma con disegnati tutti i caratteri sia dei funghi che dei vari substrati da essi invasi.
Iniziò poi un'opera sistematica immensa e inestimabile: l'inventario di tutte le specie fungine conosciute nel mondo. Una miniera di dati, riferimenti, indici, sinonimi: la "Sylloge fungorum omnium husque cognitorum" (1882-1913). L'opera raccoglie e classifica tutte le specie fungine conosciute, corredate da una breve diagnosi, disposte sistematicamente e distribuite in 25 volumi. Si tratta di un lavoro imponente e metodico nel quale l'autore dimostrò prodigiosa memoria, grande capacità organizzativa e di sintesi e per la quale venne definito il Linneo dei funghi.
Fu uno dei primi a costituire un erbario con tutti i requisiti tecnici e scientifici necessari e le sue opere, così come la sua micoteca, donata all'istituto padovano di Botanica, rappresentano tutt'oggi un valido punto di riferimento per gli studiosi di tutto il mondo.
Dalla sua scuola uscirono un numero considerevole di allievi che poi diventeranno importanti botanici, crittogamisti, fitopatologi, e direttori di Orti Botanici.
Morì a Padova l'11 febbraio 1920.

 

Bibliografia essenzialmente tratta da: G. LAZZARI, Storia della Micologia italiana. Arti Grafiche Saturnia. Trento.

 

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