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TEMPU DI FUNCIA !

Cadunu li primi acqui,
cadunu li primi fogghi...
S'arrifrisca l'aria,
l'arbiri si fannu spogghi. 
Nova stagiuni veni e annuncia
chi già è tempu:
tempu di funcia!!
A tutti l'ura vannu
li funciari
a rritta e mmanca a ffirriari...
Ccu 'i cesti chini chini di sti
"ciuri"
tornano a vvalli e cantunu
li circaturi.
Cadunu li primi acqui,
lu tempu cancia!
Bbeddu è lu boscu
rricamatu a ffuncia...
Mannu 'ncantatu!
Ppi nnui chistu è surrisu!!!
Picciotti!
Tinemulu caru stu "Paradisu"...

Stefano La Motta 


La ri-conoscenza

Quel giorno mi era andata bene al circolo del bridge,
perciò alla sera il sonno fu molto riposante ma,
al mattino sentii presto il desiderio di andar per boschi.
Così agii: mi alzai e andai sulle alture della città, anche se il tempo
era un po' piovigginoso. Mi inoltrai presto nel bosco e feci subito un
incontro. Sotto un grosso albero c'era una "famiglia" di boleti, madre
padre e tanti piccini, in uno stato di deplorevole abbandono.
Erano tutti appressati uno all'altro sotto le fronde al riparo della
pioggia, con un aspetto emaciato e dai lineamenti scavati.
Mi curai subito di loro: li accarezzai, gli diedi una bella pulita e li
invitai a casa mia ove accesi un bel fuoco per asciugarli.
Alla sera ne parlai con gli amici i quali subito si interessarono di loro
e mi proposero di invitarli a cena. Accettai il consiglio e fu una serata
 veramente indimenticabile, ma loro non furono molto riconoscenti
perché quella notte ebbi molti dolori di pancia.
Questo successe molti anni fa prima dei contatti con
un gruppo Micologico ...
Giorgio Boelitz, Verbania      

  AMMUNIMENTU !! 
Ranni è lu "Regnu" di la funcia!
Ranni assai...
Cù s'affaccia a sta finestra
non la chiudi mai ...
E' comu l'acqua immensa di lu mari
chi na scoccia di nucidda
non pò mmai livari.
Ppi sta "Scienza" occurri:
talentu, mudestia e  'spirienza.
Mai fidarisi di vecchi cridenzi,
mai aviri tintinnamenti
e mmai diri falsità:
la funcia punisci senza pietà ...
Stefano La Motta            

 

C’E’ SEMPRE DA IMPARARE

 

Quando si è convinti che della vita si è compreso tutto, non ci si rende conto di non avere appreso proprio niente.

 

Un giorno, di tanto tempo fa, un signore che stava recandosi in macchina nei pressi di Ficuzza, alla vista di un vecchietto curvo sul vecchio paniere, intento a raccogliere funghi, si fermò e gli si avvicinò. - Buon giorno nonnino! - Disse - Come va, come va la ricerca micologica?

-Buon giorno a vossignoria! Ma... che ha detto, che ha detto?

-Oh, niente!- Rispose quel signore al vecchietto che conosceva solo campi e boschi. E finì che, camminando accanto al vecchietto, mise in mostra il suo sapere. - Lo sapete - diss’egli al buon vecchietto, - a che altezza siamo sopra il livello del mare?

-Non lo so proprio!

-Lo sapete quant’acqua pompano a Palermo i motori del lago di Piana degli Albanesi?

-Vossignoria chiede di cose!... - Mentre quello continuava a tempestarlo di domande. Il vecchietto, meravigliato e nello stesso tempo mortificato, inghiottiva una dopo l’altra, le tante risposte sconosciute. Tra una domanda e una risposta, finì che ognuno riempì il proprio contenitore di funghi.

-Sapete - continuò con cattedratica oratoria, - io ho studiato a..., io sono stato a..., io ho visitato il...; e la distanza, la distanza che c’è fra Marte e Nettuno, la sapete? E la velocità della luce?

-Il vecchietto ascoltava stupito. Ritornati sulla strada dove si trovava la lussuosa macchina. si salutarono: -Arrivederci! Io sono il Professor Raveri, Docente Universitario della Cattedra di Ingegneria Nucleare di Palermo.

-Il vecchietto, sconfortato per non aver saputo dare una risposta, e imbarazzato davanti a tutti quei titoli, divenne più piccolo di quant’era, e sussurrò leggermente: - Io sono solo Carminu di Belmonte Mezzagno, a servirla! – E si congedarono. Il vecchietto, arrivato a casa, raccontò tutto quanto alla moglie Concettina, seduta a filar la lana, accanto al braciere acceso.

-Concettina, dovevi sentirlo! Che persona istruita! Non c'era cosa che non sapeva: il mare, le stelle, mi disse pure dell'acqua del lago di Piana degli Albanesi!…

-E... dimmi una cosa, ma… due funghi, glieli hai dati?

-Ma quando mai! Fui così preso da tanto sapere, dalle novità che mi raccontava, che l'ho pure dimenticato; ma se non sbaglio, anch'egli riempì il sacchetto.

-E di che funghi, di che funghi?

-A dire il vero… sentivo che parlava, parlava, ma che qualità raccoglieva non ci ho fatto caso; domani gli telefono, sai, mi ha dato anche l'indirizzo.

L’indomani il primo pensiero fu quello di telefonare: -Pronto! Pronto? Parlo con la famiglia Raveri? Cercavo il dottore… non c'è?... Ah! E’ morto?... E come?... Per i funghi? - Posa il telefono  e casca sulla sedia borbottando: - Minchione!  Concettina, è morto!

-Morto… chi, il dottore? E come?

-Per i funghi!

-Per i funghi?- Fece Concettina meravigliata. - E tu glieli hai controllati se erano buoni, o no?

- Come facevo, Concettina? Di quante cose sapeva, andavo a pensare che non conosceva i funghi?

 

Tintu chidd’omu ca mori pi li funci,

pirchì a stu munnu ‘un c’e cristu ca lu chianci.

 

 Rocco Chinnici                           

     www.roccochinnici.it     

             


 

        IL FUNGO

 

In tempi passati io vivevo tranquillo

sui monti o in mezzo ai boschi

e madre natura aveva ideato per tutti

un suo compito, un suo posto.

 

Dal frutto del bosco alla bestia

all'uccellino c'era un accordo perfetto

e io mi stimavo perchè chiamato

ero la carne del poveretto.

 

Ero, è vero

la cena del montanaro,

a quei tempi in cui la filomena c'era

davvero e scarso era il mangiare.

 

Oggi digli che il mondo

è proprio cambiato ...

guarda in che modo

adesso vengo trattato ...

 

Gli è venuta la mania

della raccolta del fungo

(e molti sono profani),

mi schiacciono, mi stangano e le belle volte

non mi prendono neanche in mano.

 

Stiano attenti però,

perchè oltre che permaloso

qualche volta

sono anche velenoso!

 

Su me c'è una storia antica

(e io non lo sapevo ...):

ho saputo che ciò che mi riguarda

chiamata vien "micologia"!

 

Adesso me ne accorgo quando vengo guardato

o raccolto con amore ...

e mi vien da pensare: costui

dev'essere uno di loro! ...

 

Vengo messo in un cesto,

vengo trattato con le mani della festa,

vengo messo in mostra, mi studiano

e mi fanno una gran festa!

 

Allora è vero: sono utile

in tutte le mie qualità ...

e, come tutti i frutti del bosco,

mi sento d'avere una mia dignità!

 

Giuseppe Campioli - Scandiano (RE)

 


 

Una fiaba del Ministero della Salute

adatta per bambini e .. adulti

 


 

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