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I MONTI NEBRODI

I rilievi, la flora, il Parco, i funghi, i laghi

 

I monti Nebrodi o Caronie, insieme ai Peloritani ad Est ed alle Madonie ad Ovest costituiscono l'Appennino Siculo. Si estendono nelle tre province di Messina, Catania ed Enna, sono delimitati a Sud da un braccio dell'alto corso del Simeto, ad Ovest dal fiume Pollina e ad Est dalla fiumara di Novara di Sicilia. 

 

Il territorio dei Nebrodi, insieme ad una fitta vegetazione d'alto fusto, ingloba pascoli montani, cime solitarie, zone acquitrinose e spazi incontaminati di macchia mediterranea, ha un andamento caratterizzato dalla dolcezza dei rilievi dovuta alla presenza di rocce argillose e arenarie di formazione terziaria.

Nella parte più elevata e centro orientale predominano le formazioni arenaceo/marnose o arenario/silicee, nelle quali l'arenaria si presenta in banchi omogenei, alternata da strati sottili di argille e marne; nella zona occidentale dei Nebrodi e nell'alta valle del Simeto sono molto diffuse le formazioni a composizione argillosa; infine troviamo le formazioni calcaree sviluppatesi in successione discontinua, del tutto simili al più famosi massicci alpini, che si elevano nelle zone di San Fratello, Roccella Valdemone, San Marco d'Alunzio, Frazzanò, Galati Mamertino, Alcara Li Fusi (le famose Rocche del Crasto).

Le vette più importanti sono: Monte Soro (1847 m.), Serra del Re (1754 m.), Pizzu u Fau (1686 m.), Serra Pignataro (1661 m., Monte Trearie (1600 m.), Monte Castelli (1566m) e Monte Sambuchetti (1558m.).

Il clima è caratterizzato da inverni lunghi ed abbastanza rigidi ed estati miti e non afose. La piovosità oscilla dai 500 ai 1400 mm. La neve e la nebbia sono abbastanza frequenti e creano il giusto grado di umidità per il bosco.

La flora dei monti Nebrodi è caratterizzata    alle quote alte (1200-1600 m) dalla presenza del faggio (Fagus sylvatica) che vive allo stato puro o associato ad esemplari di acero (Acer campestre) e frassino (Fraxinus excelsior). Come sottobosco domina l'agrifoglio (Ilex aquifolium), il biancospino (Crataegus monogyna), e il pungitopo (Ruscus aculeatum). Una pianta molto rara è il Tasso (Taxus baccata), una conifera sempreverde relitto dell'antica flora terziaria, a portamento arboreo o cespuglioso, che può vivere fino a duemila anni. In Sicilia è presente solo sui Nebrodi, ha foglie e forma simile ad un abete e all'epoca della fruttificazione diviene inconfondibile per le sue bacche rosse, viene chiamato anche "albero della morte" perché, salvo la polpa dei suoi frutti, risulta essere tossico in ogni sua parte, specie nelle foglie e nei semi.

Alle quote medie (800-1200 m.) dominano le querce caducifoglie Ingrandisci foto querce caducifoglie (Quercus petrae), (Quercus pubescens), i pini (Pinus pinaster, Pinus pinea, Pinus nigra) ed il castagno (Castanea sativa). Molto diffuso è pure il Cerro (Quercus cerris) che diventa dominante nelle aree più fresche, specie se esposte a nord.

Alle quote inferiori agli 800 m. troviamo la tipica  macchia mediterranea sempreverde, ove predomina l'Euforbia, il Mirto i corbezzoli (Arbutus unedu), il Lentisco, l'Erica, il Cisto (Cistus creticus e Cistus salvifolius) e la Ginestra spinosa (Calicotome spinosa) ed il Pero selvatico (Pyrus pyraster). Troviamo poi formazioni arboree  estesamente coltivate di nocciolo (Corylus avellana) e la Sughera (Quercus suber), (prevalentemente nel territorio di Caronia e S. Fratello) che si presenta allo stato puro quando il clima ed il suolo sono favorevoli, ma nella maggior parte dei casi, però, è consociata ad altre specie come il Leccio (Quercus ilex) e la Roverella (Quercus pubescens), con un fitto sottobosco.

Tra i fiori più belli si trovano la Peonia selvatica Ingrandisci Peonia selvatica (Paeonia mascula), la Genista aristata, endemica dei Nebrodi, l' Euforbia, e l' Astragalo, il Mirto (Myrtus communis), la Rosa canina dai fiori bianco rosati e l' Anemone.

I pascoli montani rappresentano una delle note dominanti dei Monti Nebrodi, conferendo una bellezza e suggestione di tipo alpino. Ampie superfici di pascolo si incontrano oltre i 1000 metri, dove penetrano con digitazioni più o meno profonde nei boschi, a volte conglobandoli.  

Di notevole pregio sia vegetazionale che faunistico sono anche le conche lacustri che si trovano in prossimità dello spartiacque. La vegetazione igrofila ripariale composta principalmente da pioppi, ontani neri, salici, tifa, iperico, canna di palude, elicriso, tamerice e la loro posizione di alta quota fanno si che essi diventino stazione di passo di uccelli migratori.

La fauna  ci ricorda che il termine Nebrodi deriva presumibilmente dal greco antico che significa cerbiatto, che sta ad indicare la presenza di ricche varietà faunistiche. Oggi nei boschi si può ancora incontrare con un po' di fortuna il gatto selvatico, insieme alla martora, la volpe, la donnola e il ghiro, l' istrice, la lepre ed il coniglio, il quercino, il moscardino, l'arvicola terrestre, il topo domestico e il topo campagnolo; il corvo imperiale dalla livrea nera, il merlo, il germano reale, il colombaccio e la coturnice. 

Tra le specie rare sono presenti il Codibugnolo (Aegithalos caudatus) di Sicilia, un passeriforme dalla lunghissima coda graduata e la Cincia bigia (Parus palustris), forse esclusiva dei Nebrodi.

Particolarmente interessante è il cavallo sanfratellano, discendente secondo alcuni dall'antico cavallo sicano e che viene lasciato libero al pascolo insieme alle mandrie di bovini. Caratteristico anche il maiale nero dei Nebrodi che viene fatto svernare tra i boschi con poco foraggio, libero di cibarsi delle abbondanti ghiande. 

Fra i rettili sono presenti la vipera, la biscia dal collare, il biacco, il colubro liscio, la lucertola campestre, la lucertola siciliana, il ramarro, i gechi. Sono presenti anche due tartarughe: la testuggine d'acqua, presente nei laghetti e negli stagni e la testuggine comune con abitudini terricole presente nelle zone erbose fresche.

La storia: le prime forme di vita organizzata, sui Nebrodi, risalgono al Paleolitico superiore. Nella Grotta di S. Teodoro, presso Acquedolci, oltre ai resti di ippopotami, elefanti nani ed altri animali di tipo africano, sono stati rinvenuti scheletri umani eccezionalmente integri risalenti a 12-10 mila anni fa. Attrezzi di selce e quarzite di buona fattura testimoniano la presenza di gente dedita alla caccia, alla pesca e ad una rudimentale pastorizia. Alla prima età del rame sono ascrivibili i manufatti in pietra e terracotta trovati nella piccola Grotta Scodonì (comune di Torrenova); all'età del ferro le vestigia di un centro abitato venuto alla luce sulle pendici del Monte Scurzi (Militello Rosmarino). Della civiltà sicana parla la leggenda: la mitica Krastos (sita sulle odierne Rocche del Crasto, per l’appunto), da cui discenderebbe l’attuale Longi. Al 447 a.C. risale la fondazione di Kalé Acté (Caronia), ad opera del condottiero siculo Ducezio. L’ellenizzazione dell’isola (VIII-III secolo a.C.) comportò, anche sui Nebrodi, la nascita, spesso la rifondazione, di numerosi centri: Randakés (Randazzo), Apollonia (S. Fratello), Amestratos (Mistretta), Alontion (S. Marco d’Alunzio). E a S. Marco d’Alunzio, città tra le più importanti della colonizzazione ellenica sul versante tirrenico, si trova il massimo monumento di questo periodo: il tempio di Ercole (IV secolo a.C.), edificio dorico in antis, successivamente trasformato in chiesa cristiana.

PARCO DEI NEBRODI

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Mappa Parco  dei  Nebrodi

I 24 comuni compresi nel territorio del Parco dei Nebrodi sono i seguenti: Alcara Li Fusi, Acquedolci, Bronte,  Capizzi, Caronia, Cesarò, Cerami, Floresta, Galati Mamertino, Longi, Maniace, Militello Rosmarino, Mistretta, Raccuja, Randazzo, Sant’Agata Militello, Santa Domenica Vittoria, San Fratello, San Marco d'Alunzio, Santo Stefano di Camastra, San Teodoro, Tortorici, Troina, Ucria.

 

MONTE SORO (1847 m.)

 

E' la cima più alta dei Nebrodi. Si raggiunge tramite una strada, un tempo asfaltata, che parte dal bivio di Portella Femmina Morta (1524 m.), sulla s.s. 289 San Fratello-Cesarò. Dalla vetta del verdissimo Monte Soro si offre un panorama vasto ed indimenticabile: a settentrione la costa tirrenica e le isole Eolie; ad est la Serra del Re che occlude la vista verso i Peloritani; a sud-est l'imponente sagoma dell'Etna che degrada verso la valle del Simeto; a sud la catena montuosa di Monti Erei e ad ovest quella delle Madonie. In una escursione a Monte Soro, è da non mancare la visita al monumentale Acero montano (Acer pseudoplatanus), uno dei più grandi d'Italia (22 metri di altezza e circa 6 metri di circonferenza).

 

LAGO MAULAZZO (1400 m. s.l.m.)

 

 


Sito alle pendici nord-orientali di Monte Soro, è un invaso artificiale di circa 5 ettari, realizzato negli anni '80 dall'Amministrazione Forestale della Regione. Incastonato nella superba faggeta di Sollazzo Verde, ha acquistato notevole importanza sul piano naturalistico e paesaggistico. Posto a pochi chilometri dalla strada asfaltata che parte da Portella Femmina Morta e prosegue, al bivio per Monte Soro, in una carrareccia, un tempo lastricata in pietra, difficile da percorrere con normali automezzi per l'incuria cui sono state abbandonate tutte le piste del Parco dei Nebrodi (Foreste dei Nebrodi sarebbe più indicativo), pur se reclamizzate su tutti i volantini pubblicitari.

LAGO BIVIERE di CESARO' (1278 m. s.l.m.)

Ingrandisci Biviere Cesarò  

Biviere di Cesarò, sullo sfondo l'Etna

Ricadente nel territorio del comune di Cesarò, il lago ha una superficie di circa 18 ettari e costituisce la zona umida d'alta quota di maggior valore naturalistico della Sicilia, anche per la particolarità del suo popolamento vegetale ed animale. La ricchissima flora è condizionata dalle variazioni periodiche del livello dell'acqua, che determinano una zonizzazione orizzontale della vegetazione in sei fasce, distinte in base alle varie specie dominanti. La presenza di acqua in una zona montana coperta da foreste di faggio rappresenta, inoltre, un punto di riferimento privilegiato per la vita di numerose specie di uccelli acquatici e per la sosta degli uccelli di passo durante le grandi trasvolate migratorie. Da segnalare un fenomeno naturale che si verifica nei mesi estivi, quando le acque del lago si colorano di rosso per la fioritura di una microalga chiamata scientificamente Euglena sanguinea. All'interesse naturalistico, il Biviere unisce indubbi pregi panoramici, circondato com'è da impenetrabili popolamenti di piante idrofile, dominato da maestosi faggi ed aperto a nord verso grandiosi paesaggi. Posto sulla dorsale dei Nebrodi, il Biviere di Cesarò è raggiungibile, con buoni fuoristrada, da Portella Femmina Morta, proseguendo per alcuni chilometri dopo il Lago Maulazzo oppure per un altro percorso provenendo da  Portella Gazzana nel comune di Longi, attraverso la magnifica faggeta di Mangalaviti.

 

Lago Cartolari (1.390 m. s.l.m.)

Lago Cartolari visto da Nord  Lago Cartolari Lago Cartolari visto da Ovest

 

Piccolo invaso artificiale il Lago Cartolari è compreso nel territorio del Comune di Tortorici, nella contrada omonima, ai piedi del Piano di Palma, non distante dal Lago Trearie. Ospita fauna acquatica sia stanziale che di passo, come la Gallinella d'acqua, il Germano reale e l'Airone. Il laghetto è circondato da pascoli e da magnifici boschi di Faggio e Querce, luogo ideale per la crescita di funghi. Nei suoi pressi troviamo infatti magnifici prataioli (Agaricus campestris, Agaricus arvensis, Agaricus macrosporus) e nei boschi abbondanti porcini (Boletus aestivalis, Boletus aereus, Boletus edulis) e molte specie di funghi non commestibili come l'Amanita muscaria ed i Cortinarius. Il lago Cartolari è raggiungibile a piedi da Portella Dàgara.
 

Lago Trearie  (1435 m. s.l.m.)

 

 

Il lago di Trearie, un grande specchio d'acqua formatosi in seguito a una frana, detiene un record: con i suoi 1500 m. s.l.m. è lo specchio d'acqua più alto della Sicilia. L’attuale bacino, frutto dell’ampliamento del piccolo invaso naturale, è racchiuso al confine fra i territori dei comuni di Randazzo (CT) e Tortorici (ME), in località Cartolari-Faranda,  ha una superficie che varia, col mutare delle stagioni, da un minimo di 7 ettari ad un massimo di 11, un contorno bagnato di quasi 2 chilometri ed una portata di circa 200 mila metri cubi. Per il posto di rilievo che occupa dal punto di vista ambientale, costituisce riserva naturale integrale ed è meta di parecchi uccelli migratori. E' raggiungibile, con buoni fuoristrada, da Randazzo dalla contrada Flascio oppure dalla dorsale dei Nebrodi da Portella Dàgara.

 

Lago Pisciotto  (1230 m. s.l.m.)

o Lago Batessa

E' un piccolo specchio d'acqua nel territorio dei comune di Tortorici, in un'area di pascoli d'alta quota, ai piedi del monte del Moro o Pojummoru (1433 m.s.l.m.). Noto anche con il nome di Lago Batessa, è ricco di variegata vegetazione igrofila, nella quale trovano rifugio uccelli acquatici, anfibi e svariate specie di artropodi. Facile da raggiungere per la strada asfaltata che arriva quasi nei pressi, proveniente da Floresta con inizio da Portella Mitta e attraverso Portella Castagnera e Portella Batessa. Posto in mezzo ad un arido pascolo, privo di alberatura che permetta di soggiornare all'ombra, è circondato da una intricata vegetazione che lo rende poco visibile ed usufruibile.

 

Lago Ancipa (944 m.)

 

Piccolo invaso artificiale, ha una estensione di 17 ettari ed è situato ai confini del parco tra Cerami, Troina e Cesarò. Nato per fornire energia elettrica alla Sicilia, con lo sbarramento del fiume Troina, la sua costruzione risale agli anni 50 ed oggi è utilizzato per fornire acqua alle zone limitrofe.

Il lago, con i suoi 944 m di quota è il più alto bacino artificiale della Sicilia ed  è inserito in uno splendido scenario naturale.  E’ circondato da magnifici boschi, prevalentemente costituiti da aghifoglie, nati da opere di forestazione, che proseguono e si integrano con i boschi naturali di Faggio e Quercia tipici dei Nebrodi. Tra la fauna troviamo numerose presenze di uccelli acquatici, tra cui folaghe e germani reali, mentre nei terreni circostanti è facile incontrare conigli selvatici e lepri.

Il lago è facilmente raggiungibile dalla strada che collega San Teodoro a Troina e Cerami.

 

URIO QUATTROCCHI  (1030 m. s.l.m.)


E un laghetto di forma circolare nel territorio dei comune di Mistretta, alle pendici dei Monte Castelli. E' delimitato da una recinzione in legno e circondato da un'area attrezzata che rende questo luogo meta prediletta di molti visitatori. Non è infrequente l'avvistamento di uccelli acquatici, di rettili (come la Testuggine palustre) o di piccoli mammiferi e roditori che abitano nei boschi circostanti. Superato il laghetto, si incontrano i sontuosi boschi di faggio di Medda e di Mascellino.

 

 

ROCCHE DEL CRASTO  (1315 m.)

Le Rocche del Crasto al centro Alcara li Fusi

Formazioni rocciose di natura calcarea, ardite e profondamente fessurate, ricadenti nel territorio dei comuni di Alcara Li Fusi, Longi e San Marco d'Alunzio. Aspre ed inaccessibili architetture, sono siti di nidificazione di varie specie di rapaci e superpredatori. Grandioso dalla vetta il panorama che si apre su Alcara Li Fusi, la costa tirrenica e le Isole Eolie.

 


Vedi anche:

 Aree attrezzate Nebrodi

Itinerari dei Nebrodi

Per vedere tutte le foto degli alberi ed arbusti vai alla pagina:  "ALBERI"

 

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