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Battarrea phalloides


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        Andar per funghi…

                                          Battarrea phalloides (Dicks.) Pers. 1801

 

Ancora una volta la nostra “Curiosità Micologica” viene attratta e sollecitata da un fungo dalle caratteristiche particolari, stranamente ritrovato all’interno di un bidone metallico che, in considerazione delle peculiarità morfologiche risulta, per quanti abbiano una buona base di conoscenze micologiche, facilmente riconoscibile: Battarrea phalloides.

Si tratta di un macromicete che pur presentandosi, ad una prima sommaria osservazione, come un fungo dall’aspetto classico, ovvero munito di gambo e cappello, presenta particolari caratteristiche che lo rendono molto diverso.

E’ stato per lungo tempo inserito nel gruppo informale dei Gasteromiceti: raggruppamento artificiale nel quale trovano posto numerose specie fungine accomunate, tra loro, per la particolare forma di crescita che le vede, almeno nella fase iniziale della loro formazione, racchiuse in un involucro esterno, chiamato peridio, che conferisce ai singoli esemplari, un aspetto generale con forma arrotondato-globosa, tendente, a maturazione, a modificarsi con mutazioni ben precise e diversificate tra una specie e l’altra.

Il protagonista della nostra “Riflessione Micologica”, che in passato è stato inserito nel Genere Battarrea, Famiglia Battarreaceae, Ordine Tulostomatales, ha visto, oggi, a seguito della applicazione delle moderne tecniche che consentono lo studio molecolare e l’estrazione del DNA fungino, modificata la sua posizione tassonomica ed inserito, nella sistematica fungina, nel Genere Battarrea, Famiglia Agaricaceae, Ordine Agaricales, classe Agaricomycetes, divisione Basidiomycota (M. Della Maggiora, 2016 con riferimento a Martin & Johannesson, 2000 e a Jeffries & McLain, 2004, Kirk e altri, 2008).

Al Genere appartengono specie fungine che si originano, nella loro formazione iniziale, all’interno di un involucro detto esoperidio, molle, gelatinoso, con forma ovoidale allungata, inizialmente ipogeo. Risultano costituite dal capitulo, (assimilabile, nei funghi a forma classica, al cappello), ricoperto da una ulteriore membrana interna chiamata endoperidio che copre la gleba (sostanza mucillaginosa posizionata sulla parte superiore del capitulo, contenente gli elementi fertili del fungo: spore) e dal gambo. Con la maturazione del fungo e con il suo accrescimento, avvengono due importanti azioni meccaniche:

Disegno di:  Marco della Maggiora

1)    Lacerazione dell’esoperidio: causa la formazione, alla base del fungo, di una volva bianca, inizialmente gelatinosa poi secca, a volte svasata, generalmente aderente al gambo che, emergendo dalla volva, si spinge verso l’alto con forma cilindrica, affusolato e ben slanciato, sorreggendo il capitulo, a forma di semisfera, completamente avvolto, nelle prime fasi di sviluppo, dall’endoperidio.

2)    Lacerazione dell’endoperidio: quando la gleba, posizionata nella zona superiore del capitulo, giunge a maturazione, trasformandosi in polvere sporale, l’endoperidio si lacera con una circoncisione netta, circolare, alla base del capitulo, assumendo la forma di una coppetta rovesciata che inizialmente rimane posizionata sulla sommità del capitulo e, successivamente, staccandosi naturalmente e cadendo lascia esposta la gleba matura (ora polvere sporale) all’azione del vento che disperdendola nel territorio contribuisce alla riproduzione della specie.

·        Battarrea phalloides Dicks. (Pers.) 1801

Basidiocarpo: inizialmente ipogeo, con forma ovoidale allungato verso l’alto per circa 3-4 cm, completamente avvolto da una membrana chiamata peridio di colore bianco, di consistenza molle, gelatinosa, formata da due strati: uno esterno detto esoperidio, l’altro interno detto endoperidio.

Esoperidio: bianco, molle, gelatinoso, con l’accrescimento del carpoforo si lacera in due parti formando alla base una sorta di pseudovolva, consentendo al carpoforo di estendersi verso l’alto, permanendo, a volte, sulla sommità del fungo, sotto forma di brandelli.

Endoperidio: sottile, rigido, bianco, ricopre la gleba posizionata alla sommità del carpoforo ed il capitulo sottostante; si lacera a maturazione delle spore formando una coppetta rovesciata, rigida che si distacca per caduta naturale mentre la parte inferiore, a forma di disco, membranoso e tenace, di colore bianco, permane formando la parte inferiore del capitulo quando la polvere sporale è stata completamente dispersa.

Capitulo: paragonabile al cappello dei funghi a struttura classica, a forma semisferica, di piccole-medie dimensioni, a volte fino a 7 cm. di diamentro. Nella fase iniziale dello sviluppo è totalmente avvolto dall’endoperidio, di consistenza menbranosa e di colore bianco, a volte con tracce di terriccio sollevato durante la fase di crescita. La sua parte inferiore, che nei funghi a forma classica ospita l’imenoforo ed è costituita da lamelle, tubuli o idni, si presenta completamente liscia, sterile, di colore bianco.

Gleba: parte fertile del carpoforo posizionata nella parte superiore del capitulo, ricoperta dall’endoperidio, formata, a maturazione, da polvere compatta, facilmente friabile, di colore ocra carico.

Gambo: costituisce la parte sterile del fungo, emerge dopo la lacerazione dell’esoperidio assumendo una forma cilindrica, allungata anche fino a 30 – 40 cm; diametro circa 2 – 3 cm, in genere profondamente infissa nel substrato di crescita. Ingrossata al centro, legnosa, fibrosa, cava, con superficie ricoperta da grosse squame fibrose, irsute che gli conferiscono un aspetto legnoso, sfilacciato, sfrangiato, squamuloso. Colore ferrugineo. Base ricoperta da volva inizialmente gelatinosa poi secca, fragile e sottile.

Volva: residuo della lacerazione dell’esoperidio, si posiziona alla base del gambo con consistenza inizialmente gelatinosa, poi secca, fragile e sottile, di colore bianco-biancastro. Profondamente infissa nel substrato di crescita, si conforma alla struttura del gambo al quale aderisce anche se a volte assume una forma svasata e distaccata dal gambo stesso.

Habitat: saprofita, tipica di zone aride, su terreno sabbioso, dune, litorali costieri. Spesso ritrovata in ambienti particolari quali: interno di fioriere o bidoni, spesso su abbondanti residui di legno marcescente. Relativamente rara ma costante nei luoghi di crescita.

Etimologia: Battarrea con riferimento al micologo italiano Giovanni Antonio Battarra (Rimini, 9 giugno 1714 – 8 novembre 1789). Phalloides dal latino Phallus e dal grego eidos = forma, aspetto; quindi simile ad un fallo, con espresso riferimento alla tipica forma assunta dal carpoforo allo stadio di ovolo.

Commestibilità: NON commestibile

Basionimo: Lycoperdon phalloides Dicks. 1785

Sinonimi:

·        Battarrea stevenii (Libosch.) Fr., 1829

·        Phallus campanulatus Berk., 1842

·        Battarea guicciardiniana Cesati 1875

 

Ritrovamento attuale:

In data 13 dicembre 2016, da Giovanni Bombaci (Centro di Cultura Micologica – Messina) in località Rodia –Messina, all’interno di un bidone metallico posizionato nel giardino di una villa in prossimità del litorale marittimo (mt. 2,00 circa s. l. m.), contenente sabbia mista a residui di lettiera per conigli.

 Curiosità nomenclaturali:

Fu descritta per la prima volta, come specie nuova, anche se negli annali micologici se ne ha una precedente segnalazione priva di denominazione, nel 1785 da James Jacobus Dickson (micologo scozzese, 1738 – 1822) che le attribuì la denominazione di Lycoperdon phalloides. Sucessivamente, nel 1801, fu posizionata, da Christiaan Hendrik Persoon (Capo di Buona Speranza, 1 febbraio 1761 – Parigi, 16 novembre 1836), nel Genere Batarrea appositamente creato in onore del micologo italiano Giovanni Antonio Battarra. L’originaria denominazione del Genere: Batarrea, con una sola “t”, non conforme ai dettami del Codice Internazionale di Nomenclatura (ICN) che richiede, per conformazione al cognome di riferimento, la “doppia t”, quindi “Battarraea”, fu soggetta, nel corso degli anni, ad interpretazioni diverse, ad errori tipografici ed ortografici e a correzioni da parte dei vari autori che portarono a numerose e diverse forme di denominazione quali: Batarrea, Battarea, Battarrea, Battaraea e Battarraea, creando notevole confusione nelle diverse forme d’uso. Ad oggi il termine corretto, utilizzato dai numerosi database consultabili sul web (Index Fungorum, 2016; Myco Bank, 2016), supportato anche da una sentenza del Comitato di Nomenclatura del 1986 (M. Della Maggiora, 2016 con riferimento a R. Korf, 1988), è rispondente a Battarrea.

 

Curiosità tassonomiche: per lungo tempo B. phalloides, per la sua particolare somiglianza con B. stevenii, divise gli studiosi di micologia tra quanti ritenevano fossero specie diverse e tra quanti le consideravano unica specie. Recenti studi di natura molecolare, basati sullo studio del DNA fungino, hanno dissipato ogni dubbio affermando la identità tra le due specie.

Angelo Miceli

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 Disegni: Marco della Maggiora che si ringrazia per la gentile concessione e l’autorizzazione alla pubblicazione.

 Foto: Angelo Miceli.

 Bibliografia:

·         Boccardo Fabrizio, Traverso Mido, Vizzini Alfredo, Zotti Mirca - 2008: Funghi d’Italia. Zanichelli, Bologna (ristampa 2013)

·         Cetto Bruno - 1970: I funghi dal vero, Vol. 4. Saturnia, Trento

·         Consiglio Giovanni, Papetti Carlo - 2003: Atlante Fotografico dei Funghi d’Italia, Vol. 2 (prima ristampa). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento

·         Della Maggiora Marco - 2016: Funghi dall’aspetto particolare: Battarrea Phalloides - Bollettino del Gruppo Micologico Massimiliano Danesi, n. 9: 5-13, Ponte a Moriano (LU)

·         Phillips Roger - 1985: Riconoscere i funghi. Istituto Geografico De Agostini, Novara

·         Sarasini Mario - 2005: Gasteromiceti epigei. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento

 

Riferimenti siti web:

·         www.actafungorum.org

·         www.funghiitaliani.it

·         www.ilmondodeifunghi.it

·         www.indexfungorum.org

·         www.micologiamessinese.it

·         www.mycobank.org

 

 

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